sabato 26 luglio 2008

Dal pensiero federale di Cattaneo alle deformazioni leghiste

Carlo Cattaneo, protagonista delle “cinque giornate di Milano”, diede il proprio contributo politico nel Risorgimento italiano con una teoria anticonformista, che sfugge ad ogni semplicistico tentativo di classificazione (cosa che, per molto tempo, fu considerato un difetto).
Fu repubblicano in una folla di monarchici; democratico e radicale nell'era dell'assolutismo e autoritarismo; federalista tra la moltitudine di centralisti; europeista e cosmopolita quando il verbo era il nazionalismo; laico; difensore della scienza e del progresso, divulgatore dell'economia e della sociologia in un'Italia pervasa da spiritualismo e umanesimo letterario e estranea alla cultura tecnico-scientifica dei paesi europei.
"La nazione degli uomini studiosi è una sola. E' la nazione delle intelligenze, che abita tutti i climi e parla tutte le lingue. Al di sotto di essa sta una moltitudine divisa in mille patrie discordi, in caste, in gerghi, in fazioni aride e sanguinarie. L'intelligenza si muove al di sopra di questo pelago; essa sparge in ogni parte i libri, i musei, le scuole, le studiose associazioni". "Il dover nostro è conferire le poche forze nostre a questa impresa comune dell'umanità. Noi dobbiamo partecipare a questa guerra tra il progresso e l'inerzia, tra il pensiero e l'ignoranza, tra la gentilezza e la barbarie, tra l'emancipazione e la servitù".

Per quasi due secoli  Cattaneo è stato sostanzialmente ignorato: oggi il suo nome è tornato in auge, grazie alla  pretesa dei leghisti di farne una specie di "tutor" delle loro idee secessionistiche.

Ma è davvero legittimo equiparare la concezione leghista a d uno tra i più acuti pensatori dell'Ottocento?

Cattaneo è oggi considerato il padre del federalismo italiano: contestava l'esistenza dei vari Stati italiani, respingeva l'idea di una federazione tra loro e non condivideva la geografia politica (ad es. proposta da Ferrari).
La sua proposta di “federazione” si sostanziava in un "patto tra i comuni" che costituiva il  presupposto per realizzare “l'unità nazionale”: il federalismo quindi, quale strumento ideale per realizzare una nazione unita,   naturale sintesi delle tradizioni e culture locali.. Cattaneo è contro il centralismo, non contro l'unità nazionale (da lui considerata invece esigenza fondamentale). Norberto Bobbio scrive che il federalismo di Cattaneo "finiva per essere presentato in modo da richiamare alla mente la dottrina (già del Mazzini) del comune e della nazione come i due termini dello stato italiano repubblicano democratico e unitario". In entrambi (Cattaneo e Mazzini) era palese la volontà di realizzare l'unità della Nazione. Cattaneo ripudia infatti il termine "federalismo", definendolo "parola guasta che significa disunione di ciò che è unito e non unione di ciò che è disunito” e gli preferisce quello di "unione federale" o "unione libera":  è un concetto di unione di ciò che era disunito, non certo il contrario.
Giuseppe Montanelli aveva evidenziato, poi, la somiglianza dei programmi dell'"unitario" Mazzini e del "federalista" Cattaneo: "Se l'unitarismo consiste a disfare gli Stati (allora) esistenti, ordinando l'Italia su due soli termini, Città e Nazione, Cattaneo è unitario quanto Mazzini. Se il federalismo consiste nel conservare la padronanza del municipio per tutti gli interessi municipali, Mazzini è federalista quanto Cattaneo”.
Detto questo, si ripropone con forza la domanda iniziale: può il pensiero leghista identificasi con il pensiero politico-filosofico di Cattaneo?
Vediamolo nei fatti:
• Carlo Cattaneo non era un secessionista;  la Lega (tra alti e bassi) è per la Secessione;
• Cattaneo non era regionalista, ma era attento alle dimensioni della tradizione comunale; l'approccio della Lega è per un regionalismo “federale”( più o meno esteso a seconda di come vanno le elezioni).
• Cattaneo pensava che civiltà fosse confronto di culture diverse ("Ricordiamo che tutti noi, popoli moderni dell'Europa, siamo figli di padri che furono in un dì, più o meno lontano, figli di barbari"); i leghisti, (tra tutti, Gianfranco Miglio), predicano una sorta dì "etnonazionalismo" delle piccole patrie in nome della salvaguardia di una presunta purezza (quasi superiorità) etnica della "padania" (vedasi ad es. Maroni con le norme sui ROM o Bossi con le parole sugli insegnanti del Sud ).
• L'unità della nazione era per Cattaneo il “bene primario” cui tendere: "Noi abbiano per fermo – scrisse - che l'Italia debba tenersi soprattutto all'unisono coll'Europa, e non accarezzare altro nazionale sentimento che quello di serbare un nobil posto nell'associazione scientifica dell'Europa e del mondo"; il pensiero filosofico di Bossi si riassume invece così: rinvio all'ottima ironia di Angela Mancuso...
Se Bossi è davvero convinto che tutto ciò coincida col, o prenda forma dal, pensiero di Cattaneo ... capisco il perchè dell'ennesima bocciatura del suo povero figliolo!

Nessun commento:

Posta un commento